Profondo Rosso

Profondo rosso è un film del 1975 diretto da Dario Argento.

L’opera segna, all’interno del percorso artistico del regista, il passaggio fondamentale tra la fase thriller, alla quale appartengono L’uccello dalle piume di cristalloIl gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio (il film doveva infatti intitolarsi La tigre dai denti a sciabola per continuare la saga zoonomica), e quella horrorcominciata con Suspiria.

Fin dalla sua uscita nelle sale, avvenuta il 7 marzo 1975[1], la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico: si segnalano i terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e la musica del gruppo rock progressive dei Goblin. Alcune composizioni sono firmate anche dal pianista jazz Giorgio Gaslini.

Durante una conferenza sui fenomeni telepatici, Helga Ulmann, una sensitiva tedesca, percepisce che tra il pubblico è presente un omicida. A conferenza conclusa, la medium confida al dottor Giordani suo collega, di conoscere l’identità dell’assassino il quale si trova ancora nel teatro e li spia.

A casa, Helga viene trucidata con una mannaia da macellaio: il soggetto vestito in nero con impermeabile e cappello agisce sotto l’influsso di una nenia infantile in sottofondo. Il pianista jazz inglese Marc Daly, che abita nello stesso stabile, è testimone dell’epilogo del delitto insieme all’amico Carlo, soggetto depresso e alcolista. Dalla finestra della medium il pianista vede allontanarsi il colpevole in nero. Poco dopo arrivano il commissario Calcabrini e Gianna Brezzi, una giovane giornalista. Marc viene sospettato ma vuole indagare assieme alla giornalista, rimanendo turbato da un quadro visto all’interno dell’appartamento della vittima, ora probabilmente rimosso o spostato che potrebbe avere una certa rilevanza nel delitto. Daly si reca da Carlo e qui conosce la madre, Marta, un’ex-attrice a riposo un po’ svampita. Lei lo indirizza al transessuale Massimo Ricci, dove incontra l’amico, che gli consiglia di scappare per non essere preso di mira dall’assassino. La stessa sera, mentre Marc si esercita al pianoforte, avverte la presenza di un estraneo e la stessa nenia infantile di prima: l’assassino è in casa, ma lui riesce a resistere all’aggressione e il killer fugge, non prima di aver minacciato di morte il pianista.

Il giorno seguente lo psichiatra Giordani e un collega dichiarano che probabilmente si tratta di uno psicopatico schizofrenico, che si serve della nenia per ricreare il clima di un suo primo omicidio; inoltre, tale musica è collegata alla leggenda della Villa del bambino urlante, come riportato nel saggio “Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna”. Rintracciato il libro, Marc cerca l’autrice, Amanda Righetti; nello stesso pomeriggio però la donna viene assassinata dal killer che, dopo averla tramortita, l’affoga nell’acqua bollente. In punto di morte la vittima riesce a scrivere sulla parete appannata dal vapore il nome del killer. Il cadavere viene scoperto la sera stessa da Marc, che nota la strana posizione del corpo rispetto alla parete, ma il vapore dissolto ha cancellato il messaggio. Il giorno seguente Giordani fa un sopralluogo sulla scena del crimine, riuscendo a ricostruire la dinamica del delitto e leggendo l’ultimo messaggio sul muro. Nel frattempo Marc rintraccia la Villa del bambino urlante, disabitata da molti anni. Ottiene le chiavi dal custode, entra ed ispeziona la villa scoprendo sotto un intonaco un disegno infantile raffigurante un bambino armato di un coltello insanguinato, un uomo ferito e un albero di Natale. Mentre Giordani cerca inutilmente di avvisare Marc del nome del killer, viene ucciso brutalmente dallo stesso.

Ritornato a casa, Daly viene a sapere della morte di Giordani: decide quindi di lasciare Roma invitando Gianna, ormai la sua compagna, a partire con lui per la Spagna. La giornalista accetta entusiasta e i due si danno appuntamento per la sera stessa; ma Marc, osservando meglio la foto della Villa, nota che una finestra è stata murata. Telefona a Carlo ma gli risponde la madre. Lascia un messaggio a Gianna e, arrivato alla villa, entra e abbatte il muro divisorio di una stanza segreta. Qui rinviene un albero di Natale e, sconvolto, un cadavere scheletrico ma riceve un colpo alla testa e sviene. Si risveglia all’esterno fra le braccia della giornalista, mentre la villa brucia. Marc e Gianna, notando che lo stesso disegno della villa è stato visto e copiato dalla figlia del custode, si introducono nella scuola della ragazza, qui Gianna chiama la polizia ma poi ha un incontro con il killer e viene pugnalata. Marc trova il disegno originale e legge l’autore: è l’amico Carlo, il quale appare alle sue spalle puntandogli la pistola e rinfacciandogli di non avergli dato retta quando gli aveva chiesto di lasciar perdere, e che per questo è costretto a ucciderlo pur volendogli bene. Messo però in fuga dalla polizia, viene investito e muore sull’asfalto. Marc va in ospedale e viene rassicurato dai medici che Gianna se la caverà nonostante una ferita alla milza rimediata nello scontro con Carlo.

Poco più tardi, Marc si rende conto che Carlo non può essere l’assassino, in quanto si trovava insieme a lui durante l’omicidio della sensitiva; così, ritornato nell’appartamento della Ulmann, scopre che il quadro che lo turbava non era che uno specchio in realtà, e quando gli era passato di fronte, senza farci caso aveva visto riflesso il volto del reale omicida. Si tratta di Marta, la madre di Carlo, e mentre si avvia per uscire, se la ritrova davanti: era stata lei che anni prima, in piena crisi paranoica, aveva accoltellato il marito di fronte al figlio mentre suonava il disco di quella nenia infantile. La scena aveva turbato tanto Carlo che questi l’aveva disegnata a scuola e sulla parete di casa. Durante questi anni Carlo aveva sempre protetto la madre, autrice anche di tutti gli altri omicidi.

Marc cerca di scappare, ma viene raggiunto e ferito da Marta, e durante la colluttazione, la collana della donna s’impiglia nell’inferriata dell’ascensore. Marc preme il pulsante di chiamata e l’ascensore, tirando con sé la collana, decapita la donna, ponendo finalmente fine alla serie di efferati omicidi.

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